domenica, aprile 27, 2008

Mille alpinisti occidentali sequestrati!


Questa non è un'intervista nè parlo di spettacoli. Sta succedendo una cosa inconcepibile su questo pianeta e bisogna indignarsi, diffondere la notizia e se possibile agire. Questi i fatti:

"Mai uomini in armi avevano violato l'Everest, terra di pace e serenità. Ma ora i militari armati mandati dal governo di Kathmandu, ovvero i militari cinesi, stanno salendo al campo base dell'Everest”. Queste le parole preoccupate del Rinpoche del Monastero di Tengboche, capo del buddhisti della valle del Khumbu, di fronte agli squadroni armati che in questi giorni stanno salendo al campo base nepalese della montagna, in occasione dell'imminente salita della fiaccola olimpica sul Tetto del mondo. Lassù, nei prossimi giorni, quasi mille alpinisti, sorvegliati a vista da uomini armati, non potranno muoversi dalle loro tende.

Tengboche è il nome del monastero lamaista più sacro del Nepal. Il fuoco di un grande incendio lo distrusse nel 1989, ma la comunità internazionale fece a gara in solidarietà per ricostruirlo: in breve tempo, accadde il miracolo. Solo quell’incendio, nella storia, violò il monastero e il territorio attorno fino all’estrema vetta ell’Everest. Oggi, però, è diverso. Ieri sera li abbiamo incrociati, una trentina armati di fucili mitragliatori, la stessa tenuta e attrezzatura che gli anni scorsi avevamo visto usare quando andavano in guerra contro i maoisti.

C’è da chiedersi per davvero quali pericoli potessero rappresentare qualche centinaia di  alpinisti che sono al campo base per salire l’Everest. Che più o meno di buon grado avevano accettato di non usare i loro sistemi di telecomunicazione in danno evidente delle loro tasche, che dipendono dalle notizie che inviano a i giornali. Accettando di non usare gli wolkie- tolkie, per ragioni di incomprensibile sicurezza per la fiaccola, ma di certa insicurezza per la loro vita e quella dei loro Sherpa che si muovono sulla montagna. Avevano accettato tutto questo in palese violazione del diritto internazionale da  parte del governo del Nepal che, accettando le royalties dei loro permessi, aveva garantito loro libero accesso alla montagna.

Ci si chiede: chi risarcirà i danni?

Ci si chiede cosa ne pensa l’Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche, e se non sia il caso che qualcuno  ufficialmente, meno prono dei lama in adorazione delle loro divinità, chieda conto ai propri consociati Cinesi e Nepalesi di questo sequestro armi in pugno di mille alpinisti occidentali. E che dire dei pavidi Club Alpini delle varie nazioni? Silenzio? Con quale coraggio continueranno a parlare di diritti delle montagne, della cultura, dell’ambiente?

E le organizzazioni ambientaliste? Dove sono? Ma forse sarebbe bene che se ne occupassero anche le cancellerie e i governi occidentali e non, visto che i cittadini e i diritti violati son questione loro. Forse qualche voce politica, magari di quelle sempre pronte a farsi avanti nelle fiere, nei salotti e alle camminate non competitive o allo stadio. Qui ci sono mille sportivi sequestrati!

Forse  le autorità spirituali di altre religioni potrebbero chiedere rispetto  per un luogo sacro come il territorio che circonda la valle dell’Everest; la fiaccola olimpica e i valori universali che rappresenta si sposa perfettamente con l’essere portata sul punto più alto della terra. Non si capisce perché questo debba essere fatto “sulla punta di una baionetta” di maoista memoria. Forse ci penserà la montagna,  giudice ultimo. Sarà clemente e tollerante o si incazzerà di brutto? Ognuno esprima il proprio desiderio.

Lakhpa Tenzing

0 commenti: